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30 LUGLIO 2007

LA FINE DEL CILIEGIO (Una storia triste in tre puntate)

Da migliarinesiallestero.it, Pasqua 2006 SALVIAMO IL CILIEGIO

C’è un bel ciliegio all’incrocio fra via Manzoni e via Monti, proprio sull’angolo della piazza Martiri della Bonifica. Forse non è un albero centenario, ma deve avere molti anni perché è grande, maestoso, con un grosso tronco robusto. In questo preciso momento si sta preparando a fare quello che sa fare meglio: le ciliegie, ed infatti è ricoperto da un folto tappeto di petali bianchi. Lui se ne sta lì, ignaro. Ha visto passare molte stagioni, ha visto piogge, temporali, sole torrido, neve, bufere di vento, inondazioni. Ha visto anche, senza rendersene conto, cadere governi, ha visto cambiare l’Italia, ha vissuto la guerra fredda, il pericolo atomico, ma e sempre è rimasto lì, stagione dopo stagione a fare il suo lavoro modesto di albero da frutta, destinando il suo frutto a chiunque avesse voluto coglierne. Ora è in grave pericolo, e non per tutto quello che sta succedendo in Italia e nel mondo, ma solo a causa di un documento, di un foglio di carta che ha però un nome che mette soggezione: Piano Regolatore. Deve essere abbattuto per far posto ad un orto, un giardino, magari una cuccia per uno di quei grossi cani che fanno quelle grosse cacate sulla piazza, quasi sempre ignorate dagli indifferenti proprietari nonostante l’esplicito, se pur tardivo, cartello avvisatore.Si stanno raccogliendo delle firme per cercare di salvarlo. Invitiamo tutti a firmare la petizione alla Regione Toscana che si può trovare presso la Pubblica Assistenza ed il Circolo Arci di Migliarino, associazioni che vogliamo ringraziare per la loro sensibilità.

Da migliarinesiallestero.it, 12/3/2007 LA MINACCIA

Si è aperto il cantiere lato sud della piazza dei Martiri della Bonifica e il ciliegio è oramai circondato. Non sappiano se il nostro appello alla Regione Toscana riuscirà a salvarlo, ma ne dubitiamo. Cosa è mai un ciliegio, sia pure vecchio di anni, testimonianza del passato, compagno silenzioso di giochi per decine di bambini ora adulti e spesso indifferenti, di fronte al progresso, alle necessità abitative, alla pressione demografica, al giusto desiderio del cittadino di possedere una propria abitazione? Niente, certo. E' solo una pianta, una grande e maestosa pianta che forse però poteva essere risparmiata, a dimostrazione di una sensibilità che fatica ancora ad uscire, di un amore dell'ambiente ancora relegato in secondo piano rispetto ad altri e più immediati interessi. La cosa positiva è rappresentata da quella sia pur piccola mobilitazione di persone che se ne sono interessate cercando di salvarlo, un piccolo ma significativo contributo nella giusta direzione. A queste persone un grazie di cuore da parte del Comitato Migliarinesi All’Estero.

30 LUGLIO 2007 LA FINE

E’ caduto, non sappiamo dove e come perché la recinzione del cantiere è impenetrabile. Ce lo immaginiamo steso a terra, tagliuzzato dalle motoseghe, ridotto a legna da ardere, nemmeno utilizzato per fare delle belle sedie lucenti. Le sedie dei tempi passati che venivano fatte a mano da sapienti artigiani e a seconda del desiderio del committente: di castagno per la robustezza, di cipresso per l’odore o di ciliegio per la lucentezza.
La pianta è rimasta parecchio tempo ai confini del cantiere e tutti noi speravamo che la nostra petizione lo potesse salvare ma cosa possono i desideri di singoli cittadini? La macchina del progresso gira inesorabile e la sensibilità dei tecnici e degli Amministratori svanisce in maniera direttamente proporzionale. La scala dei valori emergenti non può tenere conto di un semplice albero, maestoso che sia, antico anche se non centenario, imponente, una presenza costante nel paese e nella comunità. Comunità che si sta imbarbarendo (vedi gli ultimi episodi vandalici), che sta perdendo il senso civico, che si sta involvendo in difesa di banali interessi privatistici, sta cadendo in imbecilli atti di teppismo. Stiamo perdendo la sensibilità delle cose, stiamo trasformando il nostro territorio in qualcosa di alieno, non adatto alla nostra vita, alla nostra mentalità di vecchi figli di contadini, di persone pur sempre legate alla terra e alla natura. Stiamo correndo il rischio di sentirci estranei nel nostro paese. Per il Comitato MAES G.P.
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