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Presenti sul Guesbook 41 messaggi
 90) Luisa La voce del serchio..!! 05/09/2007 
  luce54@hotmail.it Rispondi al Messaggio  
http://www.lavocedelserchio.it/ visitate questo sito..anche qui si parla di Migliario e e degli avvenimenti dei paesi vicini!! ciao Lu 54
 
 89) Migliarinese ... 16/08/2007 
  Migliarinese@DOCG.it Rispondi al Messaggio  
Oggi il ciliegio... Domani le case di Marina... Dopodomani l'IKEA?!?
 
 88) G.Carlo PROPOSTA INDECENTE 14/06/2007 
  pierpardin@hotmail.com Rispondi al Messaggio  
MIGLIARINO - Negli ultimi tempi si parla molto dei problemi della politica, del suo costo eccessivo, delle promesse non mantenute ed ognuno propone dei rimedi per cercare di migliorarla, per migliorare la società, il mondo, il nostro modo di vivere. Mi permetto di partecipare a questa discussione con un idea, indicando un piccolo, facile e oltretutto salutare rimedio. L’idea sarebbe di imporre a tutti gli amministratori locali, per legge, l'obbligo di un’ora di bicicletta alla settimana! Non una bicicletta da camera, surrogato salutistico, inutile e ingombrante, della sana pedalata “a cielo aperto”, ma proprio un giro obbligatorio per legge attraverso i luoghi, i borghi, le strade, le fosse e gli orti dei territori che essi sono stati eletti per amministrare. Potrebbe essere esentato, per il nostro territorio comunale, solo l’amico Ghelardi Alessandro che percorre continuamente il territorio a piedi, o meglio a corsetta, e può notare direttamente le brutture che in questi luoghi si celano. Forse è proprio per questo che è costantemente incavolato, ma a me è simpatico e devo confessare che talvolta (senza esagerare, naturalmente) sono anche d’accordo su quello che dice nelle sue frequenti uscite sul giornale. Vorrei anche approfittare di questa occasione per fare un ulteriore piccolo elogio alla bicicletta, a questo mezzo di trasporto lento, ma efficiente e salutare che permette, durante gli spostamenti, la sublimazione dei nostri sensi come la vista, l’udito e l’olfatto, insieme alla possibilità di utilizzare al meglio la nostra facoltà più elevata, quella del ragionamento e della meditazione. Viaggiando lentamente per le nostre strade e i nostri borghi l’amministratore attento noterà principalmente due cose, evidentissime ed entrambe preoccupanti: 1) la estrema prepotenza dei mezzi a motore (e si dovrebbe domandare cosa ha fatto, durante il suo mandato, per dare maggiore spazio a questo mezzo di trasporto- la bicicletta- al fine di incentivarne l’uso, scoraggiando contemporaneamente l’uso dei mezzi a maggior impatto ambientale –utilizzo del territorio, particelle inquinanti, rumore, confusione) 2) la sproporzione netta ed evidente fra la pulizia, l’ordine e l’armonia di abitazioni, orti e giardini privati rispetto alla sporcizia, l’incuria, l’abbandono e i rifiuti di ogni genere presenti nei luoghi pubblici. Anche in questo caso l’amministratore dovrebbe domandarsi cosa ha fatto per questo problema e non vale rifugiarsi nella facile considerazione della poca educazione del cittadino, dello scarso senso civico della popolazione ecc. ecc. Io ritengo che come i figli sono condizionati nei loro comportamenti dai principi avuti dalla famiglia (e dalla scuola, forse, un tempo), così i cittadini amministrati possono essere fortemente condizionati dalle scelte dei loro amministratori. Dopo questo discorso, un po’ filosofico e generale vorrei chiudere con un esempio molto più pratico. Umberto Buratti, proprietario di uno stabilimento balneare a Forte dei Marmi, alcuni giorni or sono è stato eletto sindaco con una lista civica che ha sbaragliato la precedente di destra in carica da una decina d’anni. Una lista civica, si badi bene, fuori dai partiti. Un uomo qualunque, un non politico, che è riuscito ad imporsi sulla base di un programma semplice e comprensibile (sia pure velato da un po’ di populismo). Cosa ha fatto per prima cosa il Buratti una volta eletto sindaco? Forse un discorso molto appassionato sui problemi del pianeta e sulla fame nel mondo? Una condanna al terrorismo che si sta riaffacciando nel nostro paese? Una dura presa di posizione sulla guerra in Irak e sul conflitto arabo-israeliano? Assolutamente no, semplicemente ha stabilito, con effetto immediato, una sanzione di 25 euro a chi viene trovato a spasso con il cane senza il necessario per rimuovere le feci, 50 in caso di mancato prelievo delle stesse. Un uomo così, lo voterei subito anch’io! Giancarlo Pardini
 
 87) pierochi sprechi 08/05/2007 
  pierochicca@libero.it Rispondi al Messaggio  
Vedi, caro Giancarlo, qualche volta capita di ricordare certe cose belle d’altri tempi, ma non è per rimpianto, è perché quelle cose erano belle davvero e come si dice nella migliore retorica, ce ne accorgiamo ora che le abbiamo perdute o che le stiamo perdendo. Ecco perché sostengo di salvare il salvabile. Che certamente genera costi. Però capita a volte che su certi costi e certe spese, dato che sullo spreco di denaro pubblico ci siamo dentro fino al collo, vengano dei dubbi o dei sospetti. Ho visto, come avrai visto anche tu, l’elenco degli incarichi, consulenze, studi e ricerche commissionati dal Parco Naturale per il primo semestre 2006 per una spesa di 775.000 euro (1.500.000.000 di lire). Fra queste spese non ne ho trovato una, neanche minima, relativa per esempio alla pulizia della Via dei Pini. Ora io ammetto che di quegli interventi che ho trovato descritti non ne capisco molto, però converrai con me che sono anche di molto difficile comprensione. Cosa vorrà dire “Affidamento conduzione della quota di competenza del piano sperimentale del progetto di ricerca azione 3 – proteiche da granella: pisello, favino; azione 4 – medica Euro 3.000,00” ? Oppure “Monitoraggi delle principali avversità biotiche (insetti e funghi) nel territorio del parco, euro 12.000,00”.? Insomma, per parlar chiaro, io penso che la maggior parte di questi soldi siano sprecati. E Tanto ne sono convinto che se qualcuno mi dicesse che mi sbaglio, lo penserei lo stesso. Ormai non mi riesce non dare ragione a quel trombone di Cicerone che diceva: “Spendere il denaro pubblico contro il pubblico interesse è criminoso quanto rubarlo”. Un saluto. pierochi. 07/05/07 data palindroma.

 G.Carlo 09/05/2007 pierpardin@hotmail.com 
Mi ha fatto sorridere la data palindroma. Anche io non ho capito granchè di tutti questi soldi spesi dal Parco, ma qui dobbiamo accettare obbligatoriamente un regime di fiducia. Io penso che Giancarlo sia persona molto onesta e sicuramente controllerà, o per lo meno potrà controllare fino a dove potrà arrivare come competenza e forza politica. E' difficile, Piero, giudicare delle cose così complesse. Ripeto non ci si può che appellare alla fiducia, o alla fede per chi ne ha. Molti aspetti del Parco vengono trascurati, non solo la via dei Pini, ma penso alla zona di Torre del Lago che quando ci passo mi vergogno prima come cittadino del comune di Vecchiano e poi come propugnatore e difensore del Parco Naturale, o al deposito di carrettini e biciclette a Case di Marina (per non parlare sempre della situazione di Bocca di Serchio o Marina di Vecchiano). Speriamo che molte di queste cose servano veramente, cerchiamo sempre di essere ottimisti, di avere fiducia. E' l'unico modo per mantenere un po' di serenità e non essere sempre incazzati, cosa che ultimamente ci accade spesso. Con simpatia G.Carlo PS: Domenica ti apetto.
 
 
 86) piero c. Senza titolo 03/05/2007 
  pierochicca@libero.it Rispondi al Messaggio  
Cosa posso dirti, caro Giancarlo, che tu non sappia già, o che già tu immagini come e meglio di me? Posso dirti che ieri mattina ho fatto una passeggiata per la pista ciclabile da Case di Marina al muraglione. In mezz’ora e in cinquecento metri ho visto: due motorini che mi hanno sorpassato e mi hanno impolverato; una moto da cross che scorrazzava fra l’argine e la strada; un’automobile che transitava sulla stessa strada; un grosso motoscafo che risaliva il Serchio a tutta velocità. Chissà cosa avrei visto se fossi stato lì tutto il giorno. Sono certo che se ci tornassi domani e dopodomani e il giorno dopo, vedrei le stesse cose. È territorio di frontiera quello e in quell’epopea la prima e unica regola era quella che chi prima arrivava prima occupava e diventava proprietario. Ecco, quel fragile territorio di alto valore naturalistico e ambientale che dovrebbe essere il vanto del Parco e che è sotto tutela europea, è zona franca, terra di nessuno. Ora ci faranno una zona residenziale (sospetto zona residenziale, non villaggio turistico) con piscine, campi da tennis e siepi alte quattro metri a tutela della privacì, che diventerà un’enclave esclusiva come certe ricche residenze. Posso dirti che fare un parco significa conservare per trasmettere alle generazioni future perché sappiano, perché conoscano. Penso a quelle belle case della tipica architettura colonica toscana, sopravvissute fino ad oggi, da restaurare con tutti i loro annessi e conservare a testimonianza di una civiltà e di un’epoca. L’uso che se ne voglia fare all’interno non m’interessa, questo spetta ai proprietari. Certo non le immagino corredate da piscine, campi da tennis, graziosi vialetti illuminati da faretti alogeni o circondate da parcheggi. Le immagino come le ho conosciute cinquant’anni fa: con la pergola dell’uva e la pianta del limone con l’alone azzurrino del verderame sulla facciata; con la lampadina a incandescenza pendente sulla porta d’ingresso. Perché non dovrebbe vederle così, come un museo, chi arriverà fra cinquant’anni? Immagino la marina, “la spiaggia del parco”, libera da ogni cosa, selvaggia come cinquant’anni fa. A disposizione, oggi e fra cinquant’anni, di chiunque voglia vedere -per credere- com’era e come dovrebbe essere una “spiaggia in un parco”. I tuoi nipoti, caro Giancarlo, quando li porterai a Marina avranno difficoltà a credere che i contadini non facevano bagni in piscina e non giocavano a tennis, o che i bagnanti si portavano da casa l’acqua e la merenda. Come ho già avuto occasione di dirti, un Parco è un monumento e i monumenti non si imbrattano e non si mutilano. Un Parco deve essere un manifesto della cultura. Cos’è invece? È un bersaglio contro cui scaricare le inettitudini e le incapacità, oltre alla cortezza di vedute e all’inesistente cultura ambientalista dei suoi governatori. Un indifeso patrimonio verso cui orientare malintesi, se non equivoci, progetti di sviluppo economico, di occupazione, di ricchezza. Come se esistesse ricchezza maggiore della vita, di cui l’ambiente ben tutelato è l’unico presupposto. Un parco naturale non è un bene produttivo e non lo si può immaginare commerciale. Un parco significa costi e sacrifici. Ma rende e gratifica più di qualsiasi forma di profitto. Invece deve sopportare le aggressioni di chi lo vuole bene pubblico produttivo. E, come se non bastasse, ci sono anche quelle di chi lo occupa, lo considera cosa propria e lo devasta per soddisfazione personale. Ecco dunque che la “spiaggia nel parco” resterà quella che è. (Ma non escludo che negli anni scada fino allo squallore). Come penso che resterà com’è la riva destra del Serchio (e questa non potrà peggiorare perché il peggio l’ha già ampiamente superato). La riva del Serchio, resterà un monumento all’inciviltà e al laisser faire. Perché salva qualche inconsistente minaccia, alla quale per primo non crede chi la fa, nessuno avrà il senso di responsabilità per prendere concrete iniziative e tutta la faccenda non resterà che un falso buon proposito. l’Italia, di gente di buoni propositi che non ne porta in fondo uno, è piena; figuriamoci poi se si parla di falsi propositi. Questo gli abusivi lo sanno per lunga esperienza dunque se la ridono di minacce e diffide. E oltretutto, recriminando su tutto il marcio che c’è in Italia, sfidano chiunque a prendersela “con quattro baraccacce di quattro poveracci”. Chi ragiona così ha perfettamente inquadrato la situazione. Forse conosce anche le regole della democrazia, ma applicabili possibilmente a casa degli altri. E anche di questa gente è piena l’Italia: di gente che protesta su tutto, ma di tutto, subito, per indolenza o per tornaconto, si dimentica o fa finta di dimenticarsi. E anch’io, caro Giancarlo, son pieno e non avrei più voglia di occuparmi di nulla perché il più delle volte è inutile. Ma poi prevale il sentimento e allora mi dico che se tutti la pensassero così andrebbe tutto a catafascio mille volte più alla svelta. Se ognuno, almeno col senso critico di cui è capace, dà il suo piccolo contributo, forse questa povera Italia piena di devastazioni non si lascia devastare più di così. A me piacerebbe che in Bocca di Serchio tornassero il silenzio, la bellezza e la sicurezza di quando non c’erano i motori e la gente che ci andava remava. Mi dicono che vaneggio e che questo è impossibile. Gli interessati (e non solo loro) mi danno dell’antiprogressista o del pauperista, ma queste qualifiche non mi si addicono perciò non mi toccano e se mai mi fa un po’ pena il pulpito da cui provengono. Se fossi stato governatore di questo Parco, ti assicuro, il divieto di navigazione a motore sarebbe iniziato lo stesso giorno della sua istituzione. Come del resto è stato per il Lago senza che sia scoppiata nessuna rivolta. Ma perché stare a discutere, a concordare, a praticare la demagogia, il calcolo elettoralistico. Come ho detto prima, si sa che un parco impone sacrifici e spese, ma si offre alla collettività come una delle forme più avanzate di ambientalismo -che è una civiltà ancora prima che un movimento. Dunque non ci vogliono ambiguità: o si sta col parco alle condizioni di un parco, o lo si sacrifica all’imprevidenza e alle più imbecilli voluttà dei nostri tempi. Ma in questo secondo caso si sappia che si rinuncia alla civiltà e ci si prepari al rimprovero o peggio al disprezzo di chi viene dopo di noi. Tuttavia, tralasciando questo concetto, che vedo assai duro da capire, e applicando il principio: a mali estremi estremi rimedi; ritengo che arrivati a questo punto l’estremo rimedio sia quello di ricorrere alle leggi. piero c. 29/04/07.

 G.Carlo 09/05/2007 pierpardin@hotmail.com 
Caro Piero quando leggo le tue mail mi si apre il cuore, mi sento in sintonia. Leggo le tue righe che parlano di natura, di pace, di silenzio, di un mondo con un’altra velocità e mi ci ritrovo. Ripenso a come era bello, rilassante, appagante andare in bicicletta fino al muraglione con le sportine piene di mangiare, attraversare il Serchio con Pattana, tagliare la cannella sulla riva, fare i tuffi dallo zeppaino. Eravamo assai più giovani, questo è vero e le cose quanto più sono lontane tanto più ci appaiono belle perché permeate di malinconia, tuttavia quello che trovavamo a quel tempo in Bocca era diverso, e sembra perduto per sempre. Ci affanniamo in mille modi, con articoli, solleciti, richiami, lettere per arrestare questo movimento che sembra più forte di noi, inarrestabile, ma se mi domandi se quello che facciamo vale la pena debbo risponderti di si, che ne vale. Una campagna di sensibilizzazione per il rispetto del nostro territorio e per il ritorno, nella zona di Bocca, alle barche a remi può sembrare per il momento anacronistica, una semplice illusione, ma può smuovere qualche coscienza, insinuare qualche dubbio, raccogliere alcuni favori, forse ancora pochi ma che possono crescere. Io ritengo, infatti, la barca a remi l’unica prospettiva che possa ancora salvare Bocca di Serchio. Ciò deriva dalla convinzione che questo sia l’unico modo per togliere valore all’insediamento sulla riva, spingere i non amanti della natura a scegliere altri lidi per le loro escursioni in motoscafo, diminuire la forte pressione antropica e speculativa sulla zona. E’ lei la soluzione, ne sono convinto. La gente dovrebbe fermarsi a riflettere, specialmente i cittadini che hanno vissuto l’altra realtà, che hanno visto l’altra Bocca. Io sono ottimista e credo che piano piano questa coscienza arriverà. La mia paura però è che questa consapevolezza arrivi prima nei cittadini e solo dopo nelle Istituzioni, come molte altre cose del resto, e non vorrei che si fossero già creati troppi danni, spesso irreversibili. L’ambiente è l’esempio perfetto di questo ritardo, ma potrei citare il decoro delle frazioni, il consumo del territorio, il problema della viabilità. Ma non sono cose per noi. Noi siamo nostalgici ed ogni tanto ci scriviamo anche per nostra soddisfazione. E’ una goccia nel mare ma è pur sempre qualcosa. Con simpatia G.Carlo
 
 

 
 
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